Corpus Domini
Corpus Domini
Tempo di adorazione dell’Eucaristia

Nel XX secolo, la riflessione condotta del movimento liturgico e la riforma a essa ispirata hanno contribuito a ricollocare il tema della presenza reale eucaristica nel suo contesto vitale: la consacrazione del pane e del vino come corpo e sangue di Cristo è momento-chiave di una celebrazione che, nel suo insieme, è il memoriale della Pasqua del Signore nella quale i fedeli vengono coinvolti al fine di diventare essi stessi il corpo di Cristo che è la Chiesa. Ci nutriamo del corpo eucaristico di Cristo per diventare il suo corpo ecclesiale, memoria viva della sua dedizione.
E san Paolo VI, rileggendo un’intuizione presente nella costituzione sulla liturgia del Vaticano II, osservava che «vari sono i modi secondo i quali Cristo è presente nella sua Chiesa». Tra l’altro, «Cristo è presente alla sua Chiesa che prega» e «che esercita le opere di misericordia». A fronte della multiforme presenza di Cristo, quella che si realizza sotto le specie del pane e vino consacrati «si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia perché è anche corporale e sostanziale».
Con queste parole Paolo VI ci suggerisce una duplice «operazione»: dilatare lo sguardo per scorgere le molteplici forme con cui Cristo si fa presente alla sua Chiesa e riconoscerne il legame con la presenza eucaristica, che di tali forme rappresenta il principio ordinatore, quasi la chiave di volta. Attraverso il pane spezzato e il calice condiviso dell’Eucaristia, infatti, ci è offerta la vita donata del Crocifisso risorto che, coinvolgendoci nel suo offrirsi, ci rende memoria viva di quel dono, capaci di riproporlo per gli uomini e le donne di ogni tempo.
Così è possibile anche superare le sterili contrapposizioni che hanno segnato anche il tempo della pandemia. Né i toni rivendicativi di chi protestava: «Ci hanno tolto la Messa! Mettono in pericolo la libertà di culto!»; né l’idea per cui «ciò che importa sono ben altre cose, non certo la Messa» mi sembrano da assecondare. La fantasia messa in campo per promuovere e attuare nelle famiglie momenti celebrativi a esse adeguati, la sollecitudine per non lasciare soli i fratelli più fragili, il sostegno che si è continuato a offrire ai più poveri sono state forme reali di presenza del Signore alla sua Chiesa, anche in assenza di celebrazioni eucaristiche con il popolo. E tali rimangono. Forme che però, nella loro varietà, prendono tutte «forma» da quel corpo dato e da quel sangue versato che il pane e il vino dell’Eucaristia custodiscono in modo insuperabile.
Riconoscere il nesso tra le varie forme di presenza del Signore e la sua presenza eucaristica può essere il compito di questo tempo in cui, pur con tutte le necessarie cautele, possiamo di nuovo celebrare l’Eucaristia con un popolo visibilmente radunato. E se il gesto della processione eucaristica, caratteristico della solennità del Corpus Domini, quest’anno non sarà possibile, un tempo di adorazione dell’Eucaristia può essere il modo più adeguato ad avviare questo discernimento.