Ci avviciniamo alla settimana autentica

Oggi si ha paura a incontrare la sofferenza e la morte. Può essere la celebrazione della passione e morte del Signore Gesù capace di ridarci quell’umanità che rischiamo di perdere?

DON GIANCARLO: Penso di sì. Il problema è sentire il Signore crocifisso come qualcuno che suscita in noi la capacità di guardare la realtà della nostra esistenza umana. 
Cosa che spesso nascondiamo o tentiamo a nascondere. Il crocifisso ci rivela che il Signore Gesù per essere uomo non disdegna soffrire senza nello stesso tempo avere sentimenti di rivalsa nei confronti del male. 
Quando l’uomo è nudo fin a questo punto mette di fronte a noi l’esempio incarnato di quanto noi dovremmo essere per vivere in pienezza la nostra umanità: essere capaci di rinunciare alla vita, a cui tutti tendiamo, donandola come prezzo della nostra umanità. 
Ecco perché gli uomini che vanno a baciare il crocifisso si sentono come il Signore Gesù sulla croce: nudi di fronte all’essenziale che esprime la nostra umanità, spoglia di tutto.

LUCA: Gesù, il Dio fatto uomo, insegna agli uomini e alle donne di ogni tempo a vivere una vita autentica: quella da lui vissuta su questa terra, anche se perseguitata, torturata e messa a morte, è una vita autentica. Per conoscere veramente noi stessi e la nostra vita dobbiamo fissare lo sguardo sul Dio che ha camminato con noi, dobbiamo guardare alla vita di Colui che ci ha creati a sua immagine. Nel farlo scopriamo che il sacrificio, la sofferenza e la morte non sono un qualcosa di accessorio, di evitabile, ma passaggi necessari e costitutivi del percorso di ciascuno. Quindi sì, credo che la celebrazione del Venerdì Santo possa avere la forza di aprire gli occhi a tutti noi sulla verità che soggiace alla nostra esistenza, che poi non è altro che quella testimoniataci da Gesù con la sua passione e morte.

Il dolore innocente non è uno scandalo verso Dio? Un bambino che nasce malato non è un argomento per dire che Dio non esiste?

DON GIANCARLO: La morte di Gesù dice cos’è lo scandalo: è pensare che l’unico modo di soffrire è per esaltare se stesso per raggiungere qualche proprio scopo. Il dolore di Gesù è dolore innocente: è il dolore vissuto nella certezza che il dolore che sta vivendo è innocuo, cioè non fa del male, è espressione massima dell’unico vero bene.  Un bambino che nasce malato diventa uno scandalo per noi: siamo noi che diciamo “questo non è un uomo”, questo dolore per noi assurdo (o innocente) rimanda al dolore del crocifisso: ci rivela la sua somiglianza con il crocifisso. Questo dolore è incapace di nuocere. Chi può parlare di Dio? Coloro che si fanno simili a Colui che ha vissuto il dolore innocente.

LUCA: Dio, con la sua passione, ha voluto mostrarci che il dolore innocente non è affatto uno scandalo: non solo lui stesso, innocente tra gli innocenti, ha abbracciato la vocazione alla sofferenza e al patimento; ma ci ha anche invitato a seguirlo sul sentiero da lui inaugurato, indicandoci così la strada che porta alla vita vera. Al tempo di Gesù la nascita di un bambino malato era certezza dell’ira di Dio; al giorno d’oggi è, per molti, certezza della sua inesistenza. Gesù, invece, rivoluzionario allora come oggi, dice che una simile nascita avviene “perchè in lui siano manifeste le opere di Dio” (Gv 9,3). Dio sceglie gli ultimi e sceglie di essere l’ultimo. Coloro che soffrono o si trovano nel pianto non sono poi così diversi dal Dio fatto uomo, che ama l’umanità anche, e soprattutto, nel tempo della sua passione e morte.

Un tuo suggerimento per vivere bene il Venerdì Santo?

DON GIANCARLO: Misurarsi con quell’umanità che si è espressa nella morte di Gesù, il quale per rivelarci il vero volto di Dio è diventata l’immagine di colui che ha vissuto pienamente il dolore innocente.

LUCA: Credo che due condizioni essenziali per vivere al meglio il Venerdì Santo siano il silenzio e la riflessione. La morte di Gesù è il culmine della rivelazione di Dio all’uomo: l’amore che proviene da quella croce è ciò che dà fondamento e significato alla nostra fede e credo che proprio questa convinzione debba essere materia delle nostre preghiere e meditazioni.

 

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